![]() |
|
![]() |

Prima del IX secolo,
c'era ancora il costume franco con iflussi germanici caratterizzato da stoffe grezze, mentre nell'Italia meridionale c'era il costume Bizzantino. L'abbigliamento base era composto da una TUNICA lunga di lana o canapa e una SOPRATUNICA fino al polpaccio. Vi era lo SCAPOLARE, lunga strisci di stoffa decorata per i nobili. i poveri avevano la PELLEGRINA, cappuccio che poteva arrivare fino ai gomiti e riscaldava (la pellegrina diverrà tipica del Medioevo). La sopratunica nella donna comincia a delineare le forme, anche se nopn c'era ancora molta differenza tra l'abbigliamento maschile e quello femminile, se non per una cintura detta FUSCIACCA, con una borsetta attaccata a lato. Tutti i ceti sociali avevano una CUFFIA , mentre il mantello lo possedevano solo i nobili. La biancheria intima era quasi inesistente.

(dalla bibbia macieiovsky - parigi 1270c.)
(L'intimo qui visto in una scena di contadini, è rimasto quasi invariato per secoli e per tutte le classi sociali.
Si possono notare le braghe legate ai finachi, le calzebraghe - nel XIII secolo legate in fronte alla
gamba, nel XIV secolo la legatura si sposta in laterale - la prima tunica e la cuffia, immancabile copricapo generico)
Nel periodo comunale
l'abbigliamento dei ricchi e dei poveri cambia. I ricchi prediligono gli abiti lunghi; agli uomini si accorcia la tunica (fatta con il lino) e si usa la CALZABRAGA, legata in vita da una cintura o da una corda. Nei primi anni del 1200 c'è la CICLAVICA, striscia più ampia e aperta sui fianchi (da essa deriva tutto l'abbigliamento medievale). Nelle donne c'era un personale arricchimento del vestiario: iniziano a usarsi i GUANTI e i BOTTONI (questi ultimi in prevalenza ad uso ornamentale), mentre per unire la stoffe si usavano i lacci. Si dormiva senza alcun indumento, specie d'estate. Gli indumenti erano preziosi, quindi era meglio curarli per farli durare il più possibile. Difatti, quando si arrivava a casa, gli abiti si toglievano e si riponevano, stando con il minimo indispensabile.

(i poveri, che utilizzano quello che veniva loro donato. Spesso abiti smessi molto usati. Qui si può notare l'esistenza della pellegrina)
L'uomo medievale
usciva sempre in compagnia, se lo si vedeva agirarsi da solo lo si considerava un pazzo o un poco di buono. Quando si usciva si indossava sempre il vestito buono, fatto in genere di panno, con il berretto ed un mantello. L'abito si aveva o per eredità o acquistandolo si seconda mano. Era comunque un possesso prezioso e per tenerlo si usava la massima cura.
I materiali dei vestiti
erwno in genere la canapa, il cotone ed il lino, mentre i tessuti nobili erano la lana e il panno (famoso era il panno di fiandra). Importante era anche il tipo di tintura della lana, perchè a seconda della colorazione la lana era più o meno preziosa.

(i nobili)
I colori
variavano dal marrone al beje, ma dopo il 1220 si introdussero i colori vegetali che donano una maggiore varietà di tinte come il verde, il viola, il rosa pallido, colori stabili nel tempo.
![]() |
![]() |
(immagini del clero - codex manesse 1300 c.)
Nel XIV secolo
entra la "moda", il gusto di guardarsi e migliorarsi per meglio essere ammirati. Nasce così una grande quantità di accessori, non sempre essenziali, fini a se stessi, come le lunghe maniche, i grandissimi copricapi e i veli. Questa tendenza esteriore veniva sfoggiata sia dai laici che dai religiosi, i quali si ricoprivano diogni sotra di lusso. Gli uomini accorciavano ulteriormente le loro tuniche e le modellavano al corpo, le donne invece valorizzavano ulteriormente la loro femminilità con aderenze e scollature nel corpetto, mentre le gonne rimanevano ampie. L'abbigliamento di questo periodo è ben lontano dalle vesti dei secoli precedenti, dove le forme dei corpi venivano nascoste. La moda richiedeva inoltre una pelle chiara e per questo si usava sbiancarsi la pelle, ma i prodotti usati erano a base di ossido che a l8ngo andare rovinava la pelle. Nel 1300 si usava il LUCCO, veste lunga e aperta in parte o sul davanti o sui fianchi. Per chi poteva permetterselo, c'era la PELLANDRA, mantello con maniche e cinghia foderato in parte di pelliccia, spesso di zibellino o scoiattolo. La tunica femminile subisce ulteriori cambiamenti: l'attaccatura diventa bassa alle anche oppure diventa molto alta, partendo da sotto i seni. Le scape erano calze suolate con feltro e cucite. Anche le calzature seguivano la moda, diventando sempre più sottili e raffinate, con la punta lunga e incurvata. Come sotto alle carpe c'erano le PIANELLE, zoccoli alti su cui si appoggiava il piede, onde evitare di sporcarlo specie se il terreno era bagnato. Il problema di questi zoccoli era l'ecquilibrio, che diventava molto precario soprattutto per le donne. Nel 1300 inoltr compare il VELLUTO, il quale veniva ricamato e abbellito per meglio venire incontro alle tendenze della moda. Sempre in campo femminile, per rendere più ampie le gonne si usva il CERCHIO, l'inconveniente era sedersi.
Alla fine del medioevo
per porre fine agli accessori sempre più inutili, venne fissata una norma che imponeva a tutte le donne sposate l'abbigliamento in nero e l'abolizione del colore. Non si sa se questa normativa veniva davvro rispettata. La moda e il gusto del bello si rafforzano sempre più nei secoli, anhe grazie alla nascita dell'ago (nato a Lanciano), creando così abbigliamenti sempre più elaborati e decorati che rispecchieranno il gusto e le tendenze dell'epoca.

Il XIII secolo rappresenta 100 anni di grande importanza per la "moda" medievale. Il rapido e notevole viluppo dell'arte della lana, dovuto soprattutto al progreso della vita sociale e la continua evoluzione di categorie sociali quali gli artigiani è dovuta anche in gran parte al fatto che, se non veniva raffinata, costituiva un filato alla portata di gran parte della popolazine. Veniva sia importata (dall'oriente e dall'Europa; molto apprezzata quella delle fiandre e della Spagna) che prodotta in Italia (dalla Lombardia alla Toscana, ma in particolar modo da Firenze). Questo però non spazza via la notevole differenza esistente tra l'abbigliamento nobiliare, dl popolo grasso e quello del più semplice "contadino". E' proprio nel XIII secolo che compaiono le prime leggi suntuarie, con l'intenzione di limitare lo sfarzo nell'abbigliamento come dimostrzione evidente di appartenenza ad una classe sociale. Vi è quindi un'inequivocabile differenza nel vestrire tra i nobili e le altre classi, soprattutto per quanto riguarda la maggior varietà degli indumenti portati.
TESSUTI
I tessuti in uso nel XIII secolo erano solitamente costituiti da più filati intrecciati fra loro. Come accennato poco sopra, la lana ha fatto da "regina" nel duecento, insieme al lino ed alla seta. Il lino era solitamente impiegato per la realizzazione di biancheria. Il lino era solitamente un tessuto usato dai più ricchi, per esempio per la realizzazione di camice estive. I costi eccessivi del lino lo rendono un' "esclusiva" per le classi sociali più ricche, mentre quelle meno fortunate si avvalevano di filati misti a canapa. Il cotone importato di recente in Sicilia dalle popolazioni arabe, diviene gradualmente il filo più usato per la realizzazione di tessuti misti robusti e di basso costo (pignolati). La lana poteva essere prodotta in Italia, importata finita o da rifinire. Erano solitamente panni di tinta unita, ma il mercato dell'epoca ne richiedeva anche intessuto con filati di materiali preziosi come fili d'argento. La seta è per eccellenza il "tessuto dei ricchi". Prodotto agli inizi del XIII secolo in Sicilia, Venezia e soprattutto a Lucca, conosciuta in tutta Europa per la creazione del Diaspro (un tessuto serico dai riflessi perlacei). Nel XIII secolo il colore, particolarmente in Italia, è simbolo di un gusto del vestire tutto suo, che ha fatto di questo secolo un'ottima base per i secoli a venire. I tintori italiani hanno "ereditato" dai romani e perfezionato grazie alle conoscenze arabe, valide ed innovative tecniche di tintura e fissaggio dei pigmenti. Cercando di tracciare una linea guida per descrivere l'abbigliamento nel XIII secolo è possibile affermare che non vi era una sostanziale differenza tra quello maschile o femminile, laico ed ecclesiastico. Tuttavia si possono evidenziare i seguenti capi di vestiario, che costituivano la roba e cioè l'insieme degli indumenti.
![]() |
![]() |
ABBIGLIAMENTO MASCHILE

L'uomo portava delle brache, paragonabili a dei grossi mutandoni lunghi sino ai polpacci, muniti di lacci per sostenere i panni da gamba (calze lunghe che svolgevano la funzione dei moderni pantaloni). Viene annoverata la presenza di sarabullas , vere e proprie mutande, ma non si è in grado di stabilire se erano effettivamente usate, e soprattutto, se venivano portate da tutte le classi sociali o se erano un' "esclusiva" dei più abbienti.. Calze e scarpe non erano sempre distinte tra loro, tanto che possiamo trovare delle calze solate, ovvero delle calze con la pianta del piede costituita da una suola in cuoio. Le scarpe vere e proprie (caligas o zanche) potevano essere in cuoio, pelle più o meno pregiata come cordovano o montone o anche in stoffa o seta. La suola in cuoio trattato, per essere più duro e resistente, era a volte ricoperta da una tomaia di pelle più morbida. Le scarpe venivano allacciate da fibbie e lacci (spesso lateralmente per semplice gusto estetico ed eleganza). Sopra le calze-brache, l'uomo indossava abitualmente una gonnella, ossia una veste in cotone (solitamente misto a lino o canapa) al ginocchio con maniche lunghe, una guarnacca (sopravveste più ampia), o più semplicemente un guarnello (camice) in cotone. La tunica, impiegata come sopravveste, era abitualmente di fattura più raffinata e di tessuti più ricchi e dai colori vivaci in tinta unita o a righe e di altre "fantasie" come le affrappature (strisce in stoffa). Sopra questi capi venivano portati dei mantelli o delle guarnacche o guarnazzoni (indumenti simili a dei mantelli, spesso foderati di pelliccia, con la presenza di maniche).
ABBIGLIAMENTO FEMMINILE
L'abbigliamento femminile non era molto diverso da quello maschile, se non nella finitura dei diversi capi per evidenziare le caratteristiche della figura della donna. Nel XIII secolo la linea femminile mirava a dar slancio alla silouette del gentil sesso, nonostante il netto contrasto con il desiderio di sfoggiare la propria ricchezza. Le maniche più o meno aderenti seguono strettamente le forme delle braccia abbandonandosi talora in smisurati allargamenti sui polsi sino a strisciare per terra nei casi più accentuati. Questa aderenza, assai difficile da ottenere con i tessuti adoperati a quell'epoca, era data spesso da dei pomelli (bottoni - introdotti in Italia proprio in questo secolo), che permettevano quindi di aprire la manica per poterla infilare. Spesso questi bottoni erano usati in numero esagerato, dal polso alla spalla, come semplice ornamento e motivo di dimostrazione di ricchezza. Le maniche potevano essere staccate ed allacciate alla veste. Questo ha del ridicolo se pensiamo che le vesti continuavano ad essere infilate dalla testa e lasciate cadere lungo il corpo, anzichè usare i bottoni per creare delle pratiche apertura e facilitare così la vestizione. Come per l'uomo, la donna si vestiva con una gonnella, la guarnacca più lunga e aperta lungo il fianco per lasciar intravedere la snellezza della vita ed il mantello con o senza cappuccio (foderato di costose pellicce da chi se lo poteva permettere). La cintura, stretta in vita, non era soltanto in cuoio, ma sempre per puro gusto di sfoggio venivano create in argento, argento dorato e seta. I capelli, raccolti sopra la nuca o intrecciati, erano coperti dal velo, impreziosito secondo le proprie possibilità. Corone e ghirlande (create da sapienti intrecci di fiori freschi) erano spesso usate non solo come identificazione sociale ma anche per semplice civetteria. Corone in metallo (non come quella regale, ma costituite da un semplice anello metallico) erano usate anche dagli uomini per tener in ordine l'acconciatura.
![]() |
|
FONTI
Le figg. Del popolo, dei poveri, dei nobili, sono tratti dalla Bibbia Macieyovsky (Parigi, 1250 c.) Le figg. Dei Re e del Clero, sono tratte dal "Codex Manesse". La foto delle due donne, rappresenta la ricostruzione di abiti femminili, come illustrato nel riquadro dei nobili. Nota: Il Codex Manesse è un documento storico datato 1300-1315, ma si rifà alla vita del XII e XIII secolo. Pertanto si ritiene che esso sia ben dettagliato e fonte affidabile per la ricostruzione storica del XIII secolo.
|

Presentiamo di seguito alcuni esempi di abbigliamento medievale XIV secolo, tratti da un libro del costume scritto nell'1800.
Possono essere presi come spunto, ma si consiglia prima della scelta dell'abito di scegliere il personaggio che si vuole rappresentare: es. popolano, classe agiata, nobile, armato combattente.
![]() |
![]() |
![]() |
Essendo nata la moda, è naturale che vi siano fogge diverse a seconda delle regioni di appartenenza.
![]() |
![]() |
![]() |

La vestizione di un Cavaliere del XIII secolo iniziava, come possiamo vedere dall'immagine, da quella che oggi definiamo biancheria intima (sopra). Era pressochè uguale per tutti i ceti sociali ed è rimasta praticamente invariata per secoli. LA BRAGA era il primo indumento indossato, allacciato alla vita con corda o fettucce, il tessuto era in canapa o lino. LA CALZA o CALZABRAGA, ricopriva tutta la gamba ed era allacciata alla Braga; il tessuto era di lana più o meno pesante; Poteva avere o no un piede. Sopra a questi, veniva indossata una TUNICA, in lino o canapa. E fin qui era uguale, pur nella differenza dei tessuti, per tutti.



In quest'illustrazione, abbiamo volutamente semplificato in una "tabella riassuntiva", quello che era l'abbigliamento di un cavaliere quando andava in guerra: Sappiamo per certo che un cavaliere dell'epoca era una sorta di "macchina da guerra",che muovendosi lui si muovevano parecchie persone e cose al seguito. Ad es. almeno uno scudiero ed altri due cavalli (uno da guerra ed uno, o più, per il trasporto delle sue cose); un addetto alle vettovaglie e cucina; uno o più addetti agli animali; uno o più addetti alla tenda ed alle cose del cavaliere. Tutto questo, ovviamente, se il cavaliere se lo poteva permettere.















